A tal proposito cito come banale esempio la tragedia della frana-alluvione di Ischia o della necessaria salvaguardia del territorio. Ci si chiede, dopo i fatti, sebbene fossero prevedibili, i perché, le ragioni di tali fenomeni, se ne cercano i responsabili, si piange per i morti e per i danni. Il fatto rimane come esempio, premonitore di altrettante possibili e probabili tragedie. Ma il fenomeno è così ampio sul territorio nazionale che non trova soluzioni se non parziali e più riparative che preventive.
Che il fenomeno migratorio sia una continua inondazione dall’Est e dal Sud del mondo verso il nostro, ci dovrebbe far pensare e provvedere alle sue vere cause e non solo costruire barriere, stendere fili spinati, bloccare porti e, cosa ancor più disumana e incivile, dimenticare, richiudere, discriminare, chi già, con infiniti sforzi e rischi mortali da noi ci è già arrivato.
Mi piacerebbe sapere come la pensano i prefetti dei nostri capoluoghi di provincia, con quale spirito accolgono «l’invito» romano, in considerazione del ruolo che la nostra democratica Italia vorrebbe svolgere in ambito europeo e mondiale. Ma, tant’è, c’è un nuovo governo, pare giusto che faccia la sua parte di attore; il battimani verrà da chi sta ai loggioni e in platea, difficilmente da chi sta fuori, privo di biglietto e adeguato decolté. E non è detto che questa marea si metta a fischiare i nuovi attori.
Io penso, però, quanto bene anche economico e sociale ci sarebbe se, invece che emarginare i giovani che già si trovano sul territorio nazionale e quelli che premono ai confini, trovasse un modo di usufruirne delle capacità e dei talenti, creerebbe un circolo virtuoso tale da migliorare la loro vita ed anche quella dei cittadini, visto anche che così scarsa è la natalità ed è in aumento l’invecchiamento della popolazione autoctona. Lo dicono e ribadiscono i demografi della impellente necessità di incrementare la popolazione attiva, in modo che sia assicurato un futuro alle generazioni alla fine del ciclo lavorativo.
Riccardo Ruttar
Ma l’immigrazione non è arginabile_Priseljevanja se ne da omejiti
Però, c’è un però. Una giudice romana, Silva Albano, pronunciandosi sul ricorso di un cittadino pachistano, ha definito le riammissioni informali illegittime sotto molteplici profili: contrarie al regolamento di Dublino, contrarie agli articoli 2 e 3 della procedura amministrativa in quanto ai respinti non veniva dato alcuna possibilità di impugnare il provvedimento, contrarie all’articolo 80 della Costituzione, contrarie all’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Su quella pronuncia il Viminale fece interrompere le riammissioni, così dalle oltre mille del 2020 esse si ridussero a meno di una ventina. Che la politica interna ed estera della nuova compagine governativa stia mostrando la sua vera anima lo si vede ormai palesemente. Presentando all’opinione pubblica in ogni occasione l’immigrazione come una caterva di pericoli, di minacce, di sconvolgimenti epocali, si vuole ingigantire fenomeni migratori che, comunque, sono difficilmente arginabili in considerazione delle vere ragioni che le causano.
A tal proposito cito come banale esempio la tragedia della frana-alluvione di Ischia o della necessaria salvaguardia del territorio. Ci si chiede, dopo i fatti, sebbene fossero prevedibili, i perché, le ragioni di tali fenomeni, se ne cercano i responsabili, si piange per i morti e per i danni. Il fatto rimane come esempio, premonitore di altrettante possibili e probabili tragedie. Ma il fenomeno è così ampio sul territorio nazionale che non trova soluzioni se non parziali e più riparative che preventive.
Che il fenomeno migratorio sia una continua inondazione dall’Est e dal Sud del mondo verso il nostro, ci dovrebbe far pensare e provvedere alle sue vere cause e non solo costruire barriere, stendere fili spinati, bloccare porti e, cosa ancor più disumana e incivile, dimenticare, richiudere, discriminare, chi già, con infiniti sforzi e rischi mortali da noi ci è già arrivato.
Mi piacerebbe sapere come la pensano i prefetti dei nostri capoluoghi di provincia, con quale spirito accolgono «l’invito» romano, in considerazione del ruolo che la nostra democratica Italia vorrebbe svolgere in ambito europeo e mondiale. Ma, tant’è, c’è un nuovo governo, pare giusto che faccia la sua parte di attore; il battimani verrà da chi sta ai loggioni e in platea, difficilmente da chi sta fuori, privo di biglietto e adeguato decolté. E non è detto che questa marea si metta a fischiare i nuovi attori.
Io penso, però, quanto bene anche economico e sociale ci sarebbe se, invece che emarginare i giovani che già si trovano sul territorio nazionale e quelli che premono ai confini, trovasse un modo di usufruirne delle capacità e dei talenti, creerebbe un circolo virtuoso tale da migliorare la loro vita ed anche quella dei cittadini, visto anche che così scarsa è la natalità ed è in aumento l’invecchiamento della popolazione autoctona. Lo dicono e ribadiscono i demografi della impellente necessità di incrementare la popolazione attiva, in modo che sia assicurato un futuro alle generazioni alla fine del ciclo lavorativo.
Riccardo Ruttar
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