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San Pietro impari la lezione di Tarvisio
Le scuole sono chiuse, ma il mondo della scuola dalle nostre parti è in ebollizione come non mai. A dargli uno scossone decisamente positivo sono le notizie giunte dalla Val Canale.
Le amministrazioni comunali di Malborghetto-Valbruna (maggioranza di centrosinistra) e Tarvisio (maggioranza di centrodestra) hanno, infatti, chiesto l'insegnamento trilingue italiano-sloveno-tedesco in tutte le classi dell'istituto omnicomprensivo «Bachmann». Ad esso fanno capo tutte le scuole sul territorio dei due comuni, dall'asilo alle superiori. Questo significa che tutti gli allievi non avranno alternativa e dovranno obbligatoriamente imparare le tre lingue. In forma paritaria, dato che tutte le materie saranno impartite in tutte e tre.
La rivoluzione non crea alcun problema, anzi. Secondo il sindaco di Tarvisio, Renato Carlantoni, — e sicuramente la pensa allo stesso modo il collega di Malborghetto, Alessandro Oman — in Valcanale si parlano tutte e tre le lingue ed è giusto che i giovani arrivino alla maturità con la padronanza di italiano, sloveno e tedesco. Ciò darà loro maggiori opportunità di farsi largo nella vita in un'area di confine. Dello stesso avviso sono i genitori degli alunni e gli stessi ragazzi.
Si dà il caso che Carlantoni sia uno dei pezzi grossi del Pdl provinciale e che il gran promotore e regista politico dell'operazione scuola trilingue in Val Canale sia Franco Baritussio, vicepresidente del gruppo del partito di Berlusconi in Consiglio regionale. Le loro posizioni non sono eclatanti, in quanto rappresentano la normalità del pensiero moderno in materia di istruzione. Tuttavia, di fronte a esse, l'azione politica della maggioranza di centrodestra al Comune di San Pietro al Natisone e dei suoi mentori cividalesi nei confronti della locale scuola bilingue appare ancor più in tutta la sua sconfortante piccineria, arretratezza e inadeguatezza.
A questo punto, sarebbe oltremodo utile che il sindaco del capoluogo delle Valli, Tiziano Manzini, il capogruppo della sua maggioranza, Nicola Sturam, e tutti i consiglieri comunali, che temono la «promiscuità» tra i ragazzi che studiano in italiano e sloveno con quelli che lo fanno solo in italiano, andassero a lezione dal loro compagni di partito Carlantoni e Baritussio. Ne ricaverebbero di certo un'apertura mentale maggiormente degna dell'Europa e dei tempi attuali.
Per fortuna anche nella Slavia c'è già chi non vuole perdere il passo con la storia. Lo dimostra la richiesta di scuole bilingui a Vedronza e Taipana, nonché la volontà di aprire a Pulfero un asilo bilingue su iniziativa dell'amministrazione comunale e dell'Istituto per l'istruzione slovena.
Grazie a Dio, l'ottusità culturale non è di casa ovunque.
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