Comuni montani destinati all’estinzione

 
 
I piccoli Comuni della montagna friulana sono destinati all’estinzione. Svuotati di competenze fondamentali, del relativo trasferimento di risorse, ma anche del personale, patiranno una lenta agonia fino alla fagocitazione da parte di realtà più grandi e per loro assolutamente anonime. Il tutto si tradurrà in una catastrofe proprio per i centri della Slavia, dove la realtà di matrice slovena non troverà più validi interlocutori in chi sarà chiamato ad amministrare il territorio, perché i centri di potere saranno quasi certamente Cividale e Tarcento.
È questa l’unica costante che traspare dall’iter avviato dalla Regione per la riforma degli enti locali montani, un percorso caratterizzato da bozze di disegno di legge che, a cadenza trimestrale, appaiono e scompaiono, gettando nello sconcerto i sindaci direttamente interessati e ai quali era stata garantita la compartecipazione attiva alla stesura del documento.
Dopo il commissariamento delle Comunità montane (il secondo della loro storia), la più recente ‘telenovela montagna’ spunta ufficialmente, per così dire, il 5 novembre 2009, quando, in Regione, gli assessori Seganti e Garlatti convocano i sindaci interessati per presentare e consegnare loro il documento d’avvio. I primi cittadini sono invitati ad un approfondimento e alla conseguente produzione di osservazioni e modifiche, ovvero di miglioramenti nei contenuti essenziali.
Pronto l’impegno degli amministratori che, dopo ripetuti incontri, inviano il loro ‘corrige’. Il silenzio prolungato da parte della Regione viene interpretato come frutto dei panettoni di Natale e di Capodanno.
Ma la sorpresa viaggia a braccetto proprio con l’anno nuovo, perché a gennaio, prende a circolare, fotocopia su fotocopia, una seconda bozza di disegno di legge che individua 13 Ambiti montani e il documento appare da subito dirompente in quanto fa obbligo ai Comuni, assemblati nella nuova configurazione geografica, della loro fusione in un unico Comune entro 5 anni dalla costituzione dei rispettivi Ambiti.
Appena il tempo di ipotizzare un’azione di contrarietà a tutto campo, i sindaci si trovano tra le mani, sorpresa dell’uovo di Pasqua, una terza bozza di disegno di legge. Non più 13 Ambiti montani, ma 6 Comunità montane, autentico ritorno al passato con il Natisone che si scolla dal Torre, ma non dal Collio; con il Gemonese che lascia Valcanale e Canal del Ferro alla nuova denominazione di Tarvisiano.
Fin qui la successione dei documenti, mentre vale la pena di tentare, seppur in maniera sommaria, una riflessione sui contenuti. La prima bozza, datata 5 novembre 2009, già parla di Unione di comuni montani, indicando la costituzione di aree che potrebbero coincidere con le vecchie Comunità montane e altre da definire ex novo, il tutto corredato da un dettagliato relativo iter amministrativo per l’approdo ufficiale.
Si parla di «forma associativa stabile e obbligatoria in grado di mettere a fattore comune le risorse organizzative dei singoli enti di piccole dimensioni».
L’indirizzo di fondo è di «porre legislativamente in capo alle Unioni tutte le funzioni delle Comunità montane, unitamente a tutte le funzioni dei Comuni, mentre particolari funzioni di area vasta potranno essere assegnate alle Province».
Farebbero capo alle Unioni «tutte le linee contributive oggi spettanti alle Comunità montane, unitamente alle assegnazioni proprie dei singoli enti». E già si ipotizza un bilancio unico fra tutti i Comuni aderenti all’Unione, per i quali si propone un drastico ridimensionamento a una sorta di troika: sindaco, consigliere di maggioranza e consigliere di opposizione.
A gennaio, però, comincia a circolare un secondo documento, mai presentato né discusso con la base, che prevede l’istituzione di 13 Ambiti montani, indicati come «delimitazioni territoriali ottimali per lo svolgimento di funzioni, competenze e servizi». Novità assoluta, i 61 Comuni chiamati, entro il 30 giugno 2011, ad aderire obbligatoriamente agli Ambiti montani, alla scadenza dei cinque anni dall’assemblaggio si fonderanno in 13 Comuni, uno solo per ogni Ambito. Pena, per gli inadempienti, la riduzione del 15 per cento dei trasferimenti ordinari.
Ed eccoci alla novità pasquale, ovvero al terzo documento titolato «Razionalizzazione e semplificazione dell’ordinamento locale in territorio montano. Istituzione delle Unioni dei Comuni montani».
Si ritorna, di fatto, alla configurazione geografica delle vecchie Comunità montane, per ben due volte commissariate e sempre riesumate, pur con piccoli aggiustamenti geografici che, dati alla mano, non sono praticamente risultati efficaci e migliorativi in ambito gestionale.
I nuovi soggetti dovrebbero essere 6: Carnia, Gemonese, Tarvisiano, Pordenonese, Torre e Natisone-Collio, mentre per i Comuni compresi nella zona omogenea del Carso saranno rispettivamente le Province di Gorizia e di Trieste incaricate a svolgere adeguate funzioni di comprensorio montano. Non si parla più di fusione obbligatoria dei Comuni assemblati, ma di una super-Comunità montana nella quale sarà conferito il personale dei singoli Comuni e nella quale confluiranno anche i contributi, in quanto al nuovo soggetto gestore sovraccomunale competerà, tra l’altro, il bilancio annuale e triennale delle opere pubbliche non soltanto dell’ente, ma anche delle singole amministrazioni comunali che lo compongono.
Da questa carrellata c’è la sensazione che i sindaci montani abbiano in animo di innescare una autentica rivolta, proprio perché il tutto esce preconfezionato e di sottobanco, senza un loro preventivo coinvolgimento. Oppure, c’è da ritenere che le bozze siano state fatte circolare ad arte per sondarne, anzitempo, le eventuali contestazioni, prima di approdare all’intesa definitiva tra Regione e Conferenza dei sindaci.
Il tutto ha il sapore del gioco delle tre carte, dove il piccolo Comune è, comunque, sempre perdente. Il colpo di spugna potrebbe anche essere letto come la volontà della Regione di porre definitivamente in soffitta i diritti, sanciti per legge ma sempre disattesi, della realtà slovena delle valli. Per questo, ma non soltanto, viene spontaneo esclamare: «Povera montagna!».

Deli članek / Condividi l’articolo

Facebook
WhatsApp